Mission

CODICE ETICO “Mechatron – SHE Mec” – Etica D.N.A.

ETICA DEONTOLOGICA

la deontologia afferma che fini e mezzi sono strettamente dipendenti gli uni dagli altri, ciò significa che un fine giusto sarà il risultato di giusti mezzi;

ETICA NORMATIVA

è l'insieme dei principi fondamentali che regolano la condotta morale, quindi il vettore di attivazione dei procedimenti atti al raggiungimento dell'eccellenza come risultato finale;

ETICA AMBIENTALE

pone come base di tutta la sua logica i concetti di:

  1. RISPETTO, che è necessario avere per tutto quello che deve essere lasciato essere;
  2. CURA RESPONSABILE, che si deve avere per ciò che dipende in qualche modo da noi, che ci appartiene o ci è stato affidato;
  3. AMORE per la natura, basando sempre l’operato sul principio di responsabilità verso le future generazioni;
  4. RICONOSCIMENTO del valore universale della natura nel suo complesso e nei suoi singoli elementi.

Lo staff “Mechatron – SHE Mec” gode di un alto profilo consolidato dello status morale in quanto possiede:

 

  • Autocoscienza
  • Razionalità
  • Senso morale
  • Libertà di scelta

 

Il lavoro è quindi autentico in quanto offre la motivazione per esprimere la propria personalità in ciò che viene svolto lavorando.

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Eccellenza – massimo grado di perfezione

 

Per eccellere, in qualsiasi campo si scelga cimentarsi, bisogna prima imparare le regole. Le regole sono le sette chiavi d’accesso alle proprie risorse, le chiavi da usare per sbloccare tutte le potenzialità.

 

Prima chiave: Metodo. Agire non basta, è necessario agire con metodo, compiere azioni che mirano ad uno scopo. Procedere seguendo schemi e strategie. Solo così si avranno risultati con cui confrontarsi e risposte positive o negative con cui modificare e aggiustare il tiro e avvicinarsi agli obiettivi.

 

Seconda chiave: Rischiare. Se si vuole imparare si deve rischiare. Se con il metodo si ha la visione di cosa fare, con il rischio si prova sul campo cosa funziona e cosa no. Bisogna rischiare di sbagliare, per sapere se qualcosa funziona. Ma rischiare significa anche mettersi alla prova come persona. È possibile scoprire le proprie paure ed il coraggio nell’affrontarle.

 

Terza chiave: Critiche. Chi sa ascoltare una critica sa anche come migliorarsi. Le critiche servono a mettere in discussione non se stessi come persona ma le proprie convinzioni. Quello che nelle teste è considerato “perfetto” spesso è fallibile e visto solo da un punto di vista. Una buona critica è l’antidoto migliore per non cadere in questa convinzione.

 

Quarta chiave: Concorrenza. Quale stimolo migliore a dare il meglio di se stessi se non la concorrenza?. Misurarsi con qualcuno che opera nello stesso campo. La concorrenza è confronto, sfida. Solo così c’è crescita e miglioramento.

 

Quinta chiave: Merito. Il merito è impegno. È necessario l’impegno per sviluppare tutte le capacità, migliorare come persona e mettersi alla prova a prescindere dal risultato. Il merito è fare bene e dare il meglio con quello che si ha a disposizione.

 

Sesta chiave: Rispetto. Il rispetto è il riconoscere chi è migliore. Rispettare le persone con cui ci si confronta fa guadagnare il rispetto. Impegnarsi a rispettare le regole perché le scorciatoie non faranno arrivare prima ma solo arrivare nel posto sbagliato. Non è possibile eccellere se non si sa essere consapevoli del valore delle persone e del mondo che ci circonda.

 

Settima chiave: Fiducia in te. L’eccellenza non è qualcosa da raggiungere ma un mezzo per scoprire le proprie capacità. Più si riesce a scoprire chi si è nel bene e nel male, più si riesce a migliorare. Guadagnarsi la propria stima ed il rispetto, questo è il significato della settima chiave dell’eccellenza. È necessario imparare ad avere stima in se stessi come persona e avere fiducia nelle proprie capacità.

 

L’etimologia del termine “perfezione” riporta al latino perfectio, e ”perfetto” deriva da perfectus. A loro volta, queste parole provengono da perficio — “finire”, “portare a termine”. “Perfezione”, quindi, significa letteralmente “compimento” e “perfetto” — “compiuto”. Molte lingue moderne hanno adottato, per il concetto di “perfezione”, parole derivate dal latino: il francese parfait e perfection; l’inglese perfect e perfection e lo spagnolo perfecto e perfección ne sono alcuni esempi.

 

La genealogia del concetto di perfezione, tuttavia, non risale ai Latini, ma ai Greci. L’equivalente greco per la parola latina “perfectus” era telos, una parola che generalmente si riferiva a un oggetto concreto, come ad esempio un fisico o un flautista perfetto, una commedia perfetta o un sistema sociale perfetto. Pertanto “teleiotes” era un termine privo delle associazioni astratte e superlative della perfectio latina. Al fine di evitare questa associazione, il termine greco viene normalmente tradotto come “completezza” più che “perfezione”.

 

La più recente definizione di “perfezione”, piuttosto precisa nel distinguere le varie sfumature del concetto, viene attribuita ad Aristotele. Nel quinto libro della Metafisica, egli fa una distinzione fra tre significati del termine, o meglio, tre sfumature del significato, che sono, in ogni caso, tre diversi concetti. È perfetto:

 

ciò che è completo — ciò che contiene tutte le parti necessarie;

ciò che è così buono che niente di simile potrebbe essere migliore;

ciò che ha raggiunto il suo scopo.

 

Il primo di questi concetti è ben riassunto nel secondo. Tra il secondo e il terzo, tuttavia, sorge un dualismo concettuale. Questo dualismo fu espresso da Tommaso d’Aquino, che, nella Summa Theologiae, riconobbe una duplice perfezione: quando una cosa è perfetta in sé — come egli dice, nella sua sostanza; e quando essa serve al suo scopo.

 

Le tre varianti di questo significato rimasero ben distinte per duemila anni, e non furono confuse con altri differenti concetti, il più importante dei quali era, in latino, “excellentia” (eccellenza), ciò che è migliore.

Secondo il vocabolario della lingua italiana, l’eccellenza consiste nel “più alto livello qualitativo raggiungibile”, una condizione di straordinarietà nel senso etimologico del termine: fuori dall’ordinario, in quanto superiore agli standard